Operai Aster troppo vecchi, ora l’azienda punta a svecchiare il personale. Servizi territoriali al lumicino
Le manutenzioni diventano uno dei temi caldi della campagna elettorale che è già cominciata
di Monica Di Carlo
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Per dirla con una battuta, tanto per alleggerire l’argomento (che, invece, è serissimo) a guardare i cantieri Aster si fa quasi fatica a distinguere quali sono gli operai e quali, invece, gli ormai proverbiali pensionati che passano il loro tempo libero a dar consigli a chi lavora sporgendosi dalle transenne. Una battuta sì, ma mica troppo azzardata alla luce di quanto oggi, nella Sala Rossa di Tursi, in occasione della commissione Sviluppo economico, ha detto il presidente di Aster Giorgio Fabriani. La guida dell’Azienda servizi territoriali ha spiegato che l’età media dei lavoratori (che sono scesi a 376, contro i 518 del 2002) è di 52 anni. Ben 252 hanno un’età pari o superiore ai 52 anni. Di questi, 122 di questi sono “over 55”. <C’è bisogno di personale più giovane per svolgere i lavori più faticosi come asfaltatura e potatura – ha detto Fabriani -. Abbiamo intenzione di incentivare l’esodo e di sostituire i pensionati con egual numero di giovani operai assunti». Il discorso non è molto difficile da capire: lo sa perfettamente chi tra i lettori fa lavori pesanti che superati i 50 anni nulla è più come prima, anche a causa del logoramento fisico determinato dalla stessa professione: schiena malandata, menischi malcolnci e qualche osso rotto che si fa sentire ogni volta che cambia il tempo. I sindacati da una vita che ripetono che chi fa lavori fisicamente usuranti deve andare in pensione prima di chi se ne sta alla scrivania. Anche i lavoratori “d’età” che normalmente non abbandonano la propria postazione in ufficio capiranno perfettamente che, se loro “scricchiolano” ad alzarsi dalla sedia nei giorni più umidi, un coetaneo che deve stare sotto il sole in piena estate per un’asfaltatura non può farcela e rischia la salute. Se proprio non si vogliono capire le ragioni sindacali, si intendano almeno quelle economiche: un lavoratore “anziano” e con la schiena a pezzi svolgerà più lentamente i suoi compiti e si ammalerà molto più di frequente, oltre a prendere uno stipendio più alto del collega giovane che ha meno anzianità di servizio. È dovuto anche a questo il rallentamento nell’esecuzione dei lavori che, però, è da attribuirsi principalmente alla carenza di denaro pubblico da investire, anche se quest’anno qualche quattrino in più è stato investito, soprattutto per la messa in sicurezza del territorio. «Al contratto di servizio 2015, circa 12 milioni di euro, si sono aggiunti i fondi messi a disposizione per i lavori straordinari: un budget di oltre 22 milioni per far fronte agli interventi manutentivi – asfaltature, verde, impianti di illuminazione, marciapiedi – e a quelli di messa in sicurezza della città. Con la pulizia delle caditoie, che in alcuni casi ha comportato il rifacimento dell’intera struttura – ha spiegato il direttore di Aster Mauro Grasso – siamo arrivati al 47% degli interventi eseguiti. Soddisfacenti gli interventi sui rivi (69% dei lavori terminati n. d. r.) che hanno comportato la rimozione di una enorme quantità di detriti, anche se «dopo le recenti piogge, dovremo ancora tornare sul Bisagno».
I genovesi, però, non son affatto soddisfatti. Nel loro eterno mugugno, però, questa volta un po’ di ragione la hanno. Certo, non si può dire che la “colpa” sia proprio tutta di questa amministrazione che, ad esempio, ha messo mano dopo decenni di abbandono a un serio lavoro proprio su tombini e caditoie e questo nonostante i trasferimenti dal governo siano solo una minima parte di quelli dei tempi che furono e l’introito per le casse comunali è fortemente ridotto, ancha alla luce del crollo della popolazione che negli anni ’80 puntava decisa verso il milione e oggi è scesa sotto quota 600 mila e non è ancora sotto il mezzo milione solo per gli immigrati regolarizzati. La crisi, poi, ha inciso sulle aziende e questo vuole dire meno guadagni e, quindi, meno tasse pagate. Insomma, è una spirale perversa che porta la città dalla povertà al degrado. Quello che i cittadini vedono e un panorama di erbacce e marciapiedi rotti, di asfalto rattoppato e di buchi nelle strade, di pavimentazioni che traballano e di aiuole ormai vuote.
I primi tagli, quando anni fa i servizi furono incasellati in aziende a capitale pubblico (ma pur sempre “esterne”) quasi sempre ricaddero sul verde pubblico. Il servizio Giardini e Foreste, diretto prima da Canepa, poi da Viacava, infine da Ettore Zauli, era stimatissimo in tutto il mondo e i nostri giardini (da quelli delle ville gentilizie alle semplici aiuole) erano famosi ovunque. Quando il servizio giardini fu accorpato in Aster insieme ai Lavori pubblici, il crollo fu pressoché immediato e subito evidentissimo. Chi può ricordare le aree verdi di 20 anni fa e, quindi, può fare il paragone con quelle di oggi, ha l’esatta proporzione del disastro. Subito dopo, hanno cominciato a perdere di qualità gli interventi manutentivi a causa dei lavori dati in subappalto, della scarsità di fondi, della continua diminuzione e dell’invecchiamento del personale. Esistono, è vero, grandi professionalità e lavoratori con grande esperienza, ma i più, ormai, non ce la fanno fisicamente e anche se per magia arrivassero tutti i soldi che servono, probabilmente questo non sarebbe sufficiente.
In commissione, oggi, l’opposizione ha avuto gioco facile e anche qualche consigliere di maggioranza non s’è tirato indietro, cogliendo al volo occasione di portare a Tursi il (per lo più sacrosanto) mugugno del cittadino medio. Non si sono lasciati sfuggire l’occasione di segnare un gol a porta vuota Guido Grillo (Pdl), Gianni Vassallo (Pd), Alberto Pandolfo (Pd), Salvatore Caratozzolo (Gruppo Misto), Lilli Lauro (Pdl), Andrea Boccaccio (M5S), Simone Farello (Pd), Stefano De Pietro (M5S), Clizia Nicolella (Lista Doria), Stefano Anzalone (Gruppo Misto), Claudio Villa (Pd), Alfonso Gioia (Udc) che hanno evidenziato la carenza di manutenzioni in città nonché le criticità presentate dai lavori subappaltati.
Proprio il verde, una volta fiore all’occhiello della città, è ora il più malandato. Grasso ha risposto di essere giunto alla conclusione che «certi lavori debbano tornare all’interno> e, comunque, che è <necessario controllare maggiormente le ditte appaltatrici».
L’assessore alle Manutenzioni Gianni Crivello, che non è tipo da mandarla a dire, ha ricordato che «non è certo per i buchi sui marciapiedi (il cui ripristino è spesso dato in appalto n. d. r.) che i turisti non vengono a Genova; sostenere una cosa simile è fuorviante. In ogni caso, la priorità dell’amministrazione è la messa in sicurezza del territorio». Cioè: prima dei marciapiedi e delle aiuole vengono i tombini che potrebbero causare allagamenti. E su questo nessuno si è sentito di dire il contrario. Vero è, però, che ormai molti anni fa ci siamo giocati una delle attrazioni della città, i suoi parchi. Al roseto di Nervi, ad esempio, si svolgeva un concorso internazionale che attirava esperti da ogni dove. Ora facciamo fatica a mantenere in condizioni decorose persino il prato. E non si dica che è perché ora i giovinastri ci giocano a pallone: alzi la mano chi non ha giocato sulle distese verdi di Nervi, non ci ha fatto un picnic o non ci ha preso il sole in una di quelle mattine in cui non aveva voglia di andare a scuola.
La concomitanza dei fattori elencati prima fa sì che i parchi versino in condizioni non ottimali quando, addirittura, non nel degrado. La scelta tutta economica (orientata non alla qualità dei servizi, ma al risparmio) di spostare fuori dalle competenze dirette del personale comunale la manutenzione si è dimostrata, com’era prevedibile, un disastro. Il blocco delle assunzioni e l’incapacità dell’azienda di stare sul mercato (rischiando, è vero, di perdere alcuni interventi comunali, ma con la possibilità di acquisirne di privati) ha fatto il resto. Il risultato è lo scempio che è sotto gli occhi di tutti, ma tentare di attribuirlo all’attuale giunta, così come alle più recenti, è davvero un semplice esercizio di dialettica nell’ambito della già rovente campagna elettorale per le elezioni comunali. La polemica, anche in questo caso, non è un mero appannaggio dell’opposizione.
Resta, adesso, da vedere come Aster riuscirà a prepensionare i lavoratori e ad assumere operai più giovani e quanto davvero riuscirà a fare con questo necessario, ma certo non sufficiente, provvedimento. È questa una delle tanti situazioni senza sbocco frutto di scelte che all’epoca sembravano segnare la razionalizzazione del lavoro e i tagli dei costi e che, invece, si sono dimostrate costose e poco efficaci. Recuperare il terreno perso è molto difficile, se non impossibile.


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